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40 ANNI DOPO MARTIN LUTHER KING, ORA C’E’ OBAMA
Pubblicato da Destiny
Quaranta anni fa moriva Martin Luther King, era una sera di aprile come tante e venne ucciso da un fanatico mentre era affacciato al balcone di un motel in cui alloggiava a Memphis nel Tennessee.
A distanza di 40 anni, non si conoscono ancora le vere motivazioni di quell’omicidio che straziò l’America intera. Con Martin Luther King, morì uno dei grandi protagonisti del novecento americano, una figura estremamente importante e rappresentativa della non violenza, principio che egli apprese da Gandhi e applicò ai casi di integrazione razziale e diritti civili negli Usa.
La vita di Luther King fu breve ma intensa, figlio di un pastore protestante, studente brillante e idealista, capace di una retorica appassionata e altruista.
All’età di ventisei anni, l’America lo conobbe per un’azione molto coraggiosa che egli compì; una donna nera che viaggiava su un autobus nella città di Montgomery, fu arrestata per aver rifiutato di cedere il suo posto ad un bianco, come volevano le leggi di allora. Martin Luther King, predispose un sabotaggio di tutti i bus della città che andò avanti per quasi 400 giorni, fin quando la Corte distrettuale non annullò la discriminazione razziale in questione.
In seguito, molte manifestazioni e raduni a sostegno dei lavoratori di colore che volevano la parità razziale aumentarono in tutto lo stato dell’Alabama. In poco tempo, si fece conoscere in tutti gli Usa e nel 1963, famosa è la marcia su Washington per i diritti civili, nella quale emise il noto discorso “ io ho un sogno”, in cui sintetizzò la sua visione di fratellanza e pace che l’anno dopo gli regalò il Premio Nobel per la pace.
Oggi, la figura di Martin Luther King, fa venire in mente quella di Barak Obama, uomo di colore che sta dominando sulla scena politica americana, la prima figura dopo molti anni che abbia una prerogativa razziale di successo, tanto da essere amato non solo nelle comunità nere.
Ci si chiede, se si possono osservare delle affinità tra Obama, uomo di spicco dell’America odierna e Martin, leader indiscusso di ieri. Certamente, alcune similarità ci sono, apparte il colore della pelle, spiccano gli studi brillanti e le carriere veloci che danno un’immagine di nuovi volti all’opinione pubblica, da non dimenticare che entrambi hanno avuto in regalo ottime capacità oratorie e un carisma come pochi.
Di Obama, c’è da ricordare il discorso che ha fatto nel 2004 alla Convenzione Democratica, rimasto nella memoria di molti. Entrambi proiettati verso il futuro, certamente speranzoso e pieno di Continua..
Aggiornamenti sulle prossime Elezioni Americane
Pubblicato da Destiny
Se ne parla da tanto tempo di questa lunga tornata elettorale per le primarie americane. I due partiti che rappresentano lo sviluppo della democrazia americana hanno invitato a scegliere i loro candidati.
Sin dall’inizio queste primarie si sono presentate con una loro caratteristica particolarità: i candidati stessi. In casa democratica, si è certo avuta la più evidente di queste particolarità, vale a dire la candidatura di una donna, al secolo la senatrice Hillary Rodham Clinton (nata Hillary Diane Rodham), storica quanto l’altra del suo contendente al titolo Barack Hussein Obama Jr. Candidatura storica in quanto la prima candidatura di un nero alla corsa delle primarie per le presidenziali.
Non c’è davvero che dire in fatto di rinnovamento. Certo non erano loro due i soli contendenti, (anche se non se ne sente parlare l’ex senatore Mike Gravel non si è ancora ritirato) ma mano a mano tutti gli altri pretendenti alla candidatura del partito democratico si sono ritirati, chi per protesta per non essere invitato ai dibattiti televisivi (Dennis Kucinich), chi per mancanza concreta di fondi (Tom Vilsack) chi per scelta personale come John Edwards (e anche per chiara scelta degli elettori nel suo stato, il South Carolina,non è che riuscito a racimolare solo il 17,57% dei consensi).
Restano in lista quindi i due candidati che più hanno saputo manifestare l’idea del cambiamento, della novità. Novità che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, per numerose ragioni.
La prima in seno al partito democratico stesso, Obama è in vantaggio su Hillary per quel che riguarda il voto popolare, ma il congresso dei democratici dovrà anche Continua..

