Auto ad acqua - 80 km con un litro (d’acqua): bufala o realtà? I dati scientifici.
Pubblicato da Destiny
La ditta giapponese Genepax ha rilasciato negli utlimi giorni la dichiarazione di avere in mano il sistema per alimentare le auto ad acqua. Basterebbe montare un semplice MEA (membrane electrode assembly) di loro invenzione su di una macchina ad alimentazione elettrica.
Per ottenere il combustibile necessario, il MEA scompone l’acqua in idrogeno ed ossigeno (ricordiamo che l’acqua è un composto H2O), e l’idrogeno così ottenuto può essere utilizzato per far funzionare il motore dell’auto.
Le prestazioni dichiarate sono di alto livello: si parla di 80 km con un litro (d’acqua) ed emissioni zero. L’acqua, dichiara la Genepax, può essere di qualunque tipo: persino acqua piovana o del rubinetto.
Di fronte a questi dati, viene subito in mente che le invenzioni di questo tipo sono sempre costosissime e impraticabili dal punto di vista della diffusione planetaria. Ed invece siamo di fronte a qualcosa di mai visto: il prezzo del MEA si aggira ad oggi sui 13.000 euro, ma una eventuale produzione in serie ne abbasserebbe i costi sino a 3.000 euro (ovviamente escludendo il prezzo della macchina).
Le dichiarazioni della ditta giapponese Genepax sfiorano l’incredibile: un’invenzione del genere rivoluzionerebbe l’intera economia mondiale. C’è solo un piccolo problema: ai fisici non tornano i conti. Il MEA inventato dalla Genepax non fa solo risparmiare energia, ma addirittura sembra non consumarne proprio, violando così il Primo Principio della Termodinamica. Vediamo perché.
Per scindere l’acqua in idrogeno ed ossigeno è necessaria una quantità di energia che non sembra possibile essere fornita da una precedente scissione. Se anche fosse, di certo non si potrebbe ricavarne energia in così tanto sovrannumero da addirittura alimentare le celle di un’automobile elettrica. Eppure la Genepax ha dichiarato che la sola acqua è l’unico combustibile di cui la macchina necessita.
Il sistema più semplice per estrarre l’idrogeno dall’acqua è quello che usa certi metalli che reagendo a contatto con l’acqua producono idrogeno, come l’alluminio. In questo caso, però, non sarebbe l’acqua ciò che alimenta il motore, ma un metallo come l’alluminio, che andrebbe sostituito in barrette, lasciando sempre la stessa bacinella d’acqua come reagente fisso. I costi di produzione dell’alluminio non sarebbero sufficienti a garantire un investimento rispetto al petrolio.
Il sito della Genepax chiarisce inoltre che non solo l’acqua è il reagente alla base dell’alimentazione, ma anche che l’acqua è l’unico prodotto della reazione chimica che ne è alla base. Questa non solo sembra la base di una brillante invenzione tecnologica, ma anche di una fulgida scoperta scientifica: se l’acqua è l’unico reagente da dover sostituire e se al contempo è l’unico prodotto della reazione chimica, allora è possibile che si sia creato il “motore perpetuo”. Infatti, l’acqua emessa può essere reimmessa nel motore e fungere nuovamente da reagente, all’infinito!
Evidentemente mancano dei dati che la Genepax di certo rilascerà nei prossimi giorni. Se questo non dovesse avvenire, probabilmente siamo di fronte all’ennesima bufala.
Per ora si è avuta una dimostrazione, svoltasi ad Osaka il 12 giugno, in cui una piccola auto elettrica veniva alimentata ad acqua. Ma il filmato è troppo breve per mostrare una tenuta dell’auto oltre o cinque minuti di strada e soprattutto non viene mostrato l’interno del motore.
Bufala o realtà? Lo sapremo solo quando vedremo l’auto ad acqua dal concessionario. C’è infatti la remota possibilità che la Genepax, avendo inventato qualcosa di straordinario che manderebbe a rotoli l’economia mondiale (come sembra sia successo per la Eolo, l’auto ad aria tutta italiana), venga acquistata per una cifra stratosferica dalle ditte petrolifere, e smantellata alla velocità della luce.
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